Imola – La repressione è il nostro vaccino

una prima riflessione sullo stato d’emergenza ai tempi della pandemia

Ed eccoci nuovamente di fronte ad un’emergenza, questa volta di portata mondiale, come quella climatica, ma con una presa sicuramente diversa sulle persone. Affrontare l’emergenza climatica vorrebbe dire rimettere in discussione il proprio stile di vita, le proprie comodità, fare una riflessione seria sul nostro sistema energivoro e quindi significherebbe rinunciare ad abitudini e agi, ed evidentemente non è una strada che piace a moltx. Ma quando si tratta di rinunciare alla propria libertà, per la sicurezza di poter continuare a vivere comodamente, allora la massa si lancia in hashtag, arresti domiciliari volontari, e una venerazione del Dio Stato salvatore che ci protegge dal malvagio virus. Come le religioni promettono un paradiso che nessunx ha mai visto davvero in cambio della rinuncia ai propri desideri, alle passioni, all’essere umanx e poter sbagliare, all’autogestione, così lo Stato promette protezione contro un virus in cambio di completa assuefazione al potere costituito.

Un’emergenza che riguarda la salute in maniera evidente e diretta come può essere una pandemia è davvero una manna dal cielo per chi vuol dare una svolta alla sperimentazione del controllo e all’avanzamento della società tecnologica. La salute riguarda tuttx, non è una questione ideologica, non è il solito nemico interno o esterno su cui polemizzare, è orizzontale. La soluzione è però verticale. La offre solo lo Stato. Per una volta che ci si poteva sentire solidalx e complici, tuttx nella stessa barca… Invece la malattia, la morte, il dolore, sono cose che in questa società spersonalizzata e con una difficoltà relazionale sempre più evidente, facciamo fatica ad affrontare. Allora scatta il Panico. E il Panico lo superi solo se intorno a te puoi avere fiducia nel prossimo, se puoi circondarti di persone affini con cui parlarne. Invece dopo questo Panico c’è il vuoto, la solitudine, la reclusione volontaria. E il cittadino spaventato si affida all’unico amico che crede di avere, l’unico in ogni caso che può frequentare, lo Stato.

Perchè questo sta succedendo con l’ennesimo legiferare d’emergenza, ad essere incriminati sono i rapporti umani, la socializzazione. Perchè si può stare a contatto all’interno dell’insalubre aria di un supermercato ma bisogna avere un valido motivo per essere in un parchetto? Evidentemente ti salvi dal contagio solo spendendo soldi, facendo girare l’economia.

Perchè non si può girovagare per la città come si vuole ma si può rischiare di infettare unx commessx di supermercato? Perchè, come stanno dimostrando x tantx lavoratorx in sciopero in vari settori della produzione non toccati dalle restrizioni per il coronavirus, per il Mercato, per la Produzione, c’è chi si deve sacrificare, perché la Patria deve continuare a funzionare. Niente chiacchiere al bar, niente passeggiate nei parchi, ma a lavorare sì!

Questa pandemia ha portato ad un nuovo livello la coesione nazionale, l’amor di patria, la fiducia nelle istituzioni. Il virus è nemico di tuttx, il virus sta mettendo da parte l’odio indotto precedentemente dai vari politicanti da talk show da social contro altri “mostri”. Ora il pericolo è l’untore, colui o colei che non sottostanno alle regole, che non stanno ad un metro di distanza, che escono nonostante le restrizioni, che non recludono x bambinx in casa a disegnare stupidi arcobaleni (stupidi perché frutto di assimilazione e non di fantasia infantile)… Il nemico (per ora) non ha più un colore diverso della pelle. Il nemico è chi sceglie la libertà, chi sceglie di autogestirsi invece che farsi dire dallo Stato come comportarsi.

Non si vuole qui mettere in discussione la paura che le persone possono provare, quanto il fatto che prendere precauzioni ed evitare di contagiare persone a rischio è semplice, non c’è bisogno delle istituzioni per capire come comportarsi. Soprattutto perché alle istituzioni non interessa davvero la salute dei propri cittadini, quanto la salute del sistema. Se agli Stati interessasse davvero la salute delle persone probabilmente non si sarebbe arrivati ad una devastazione ambientale così imponente che non farà altro che rendere più rapide e facili altre pandemie, magari anche più pericolose. Infatti, non si tratta di un’emergenza sanitaria dovuta all’effettiva pericolosità del virus, quanto dello smantellamento che va avanti da decenni del sistema sanitario che ora fa sì che non ci siano più posti letto per tutelare le persone a rischio né per far fronte ad una sorta di mega influenza. Come al solito la corsa al profitto assicura x pochx ma ha conseguenze prima di tutto sulla vita degli “scarti” del sistema. Come x detenutx. Mentre il governo assicurava una protezione dal contagio tenendo lontanx x parentx dax prigionierx, allo stesso tempo, come lamentato dax detenutx stessx, i secondini sono senza guanti e mascherina, le cure mediche in carcere sono una merda e lo erano già prima della pandemia, figuriamoci ora…e le nuove regole servono solo ad isolare sempre di più le persone imprigionate e a controllarle meglio. Le rivolte scoppiate in una trentina di carceri italiane sono state molto intense, c’era tanta rabbia, tanta voglia di uscire da quella schifosa gabbia, distruggerla. La paura è potente, è ingovernabile. Ma solo se si ha ben chiaro qual è il vero ruolo dello Stato, il controllo e la garanzia al profitto di pochi.

Mentre le carceri bruciavano e distruggevano, mentre decine e decine di detenuti evadevano, paradossalmente il resto della popolazione, che si crede libera, si auto-recludeva nelle case. Una scelta possibile solo perché l’assuefazione alla vita da social, alla piazza virtuale invece che alla piazza reale, alla vita in streaming, era già la vita dx tantx. Oggi e nei mesi a venire, ci sarà bisogno sempre più di reti potenti che possano garantire uno scambio di dati ingente ai responsabili bravi cittadini italiani che ordinano online, parlano online, escono online, si relazionano online, lavorano e vanno a scuola online. Chi si lamenterà del 5G sarà un nemico della patria, perché la rete è l’unico strumento che potrà garantire all’economia di continuare a girare.

Come al solito le emergenze diventano il campo perfetto per sperimentare, per proporre soluzioni di merda che siano facilmente assimilate dai più senza troppe storie, e la distruzione dei rapporti umani basata sulla paura del contagio renderà ancora più difficile che le persone scendano in strada a protestare contro la perdita del lavoro, la difficoltà a pagare l’affitto e soprattutto la limitazione della propria libertà a scegliere se e come vivere.

Le poche persone rimaste in giro senza mascherina, a passeggio nonostante i divieti, forse inizieranno a riconoscersi come complici. E non c’è denuncia o minaccia di arresto che tenga per la sete di libertà. Che purtroppo è poco contagiosa.

Alcune e alcuni che ci tengono alla libertà

LA REPRESSIONE È IL ”NOSTRO” VACCINO