Spagna – Aggiornamenti sul compagno anarchico Gabriel Pombo Da Silva

Giovedì scorso, 11 giugno, la Audiencia Provincial, il tribunale che sta alla base della piramide giudiziaria nello Stato spagnolo, ha dimostrato il proprio potere inquisitoriale rigettando la richiesta di annullamento della OEDE (Orden Europea de Detención y Entrega, ossia il cosiddetto mandato d’arresto europeo) che ha visto il nostro compagno di nuovo nelle gabbie di Stato dopo tre anni e mezzo di libertà.

Ricordiamo che, dopo un anno e mezzo di latitanza, Gabriel è stato arrestato lo scorso 25 gennaio in territorio portoghese in base alla suddetta OEDE emessa dal Tribunale n° 2 di Girona (in particolare dalla giudice Mercedes Alcazár Navarro), con la pretesa di fargli scontare altri 16 anni di galera calcolati come pena residua (in risposta alla denuncia di prevaricazione per aver nascosto l’ordine di scarcerazione immediata nel giugno del 2016, cosa che ritardò la messa in libertà di Gabriel, tale giudice ha messo in atto la propria vendetta!).

Dopo tre mesi e mezzo di detenzione preventiva (mesi durante i quali è stata palese la sottomissione da parte del Portogallo alle pressioni del Tribunale n° 2 di Girona e sfacciata la mancata applicazione delle norme europee che avrebbero dovuto permettere la scarcerazione del nostro compagno), il 12 maggio Gabriel è stato consegnato alle autorità spagnole e si trova attualmente nella prigione di Badajoz (Extremadura).

La richiesta di annullamento della OEDE è stata legittimata dall’illegalità di questa stessa OEDE, emessa in piena violazione del «principio di specialità»: uno dei principi basilari del diritto comunitario che stabilisce la proibizione di far scontare una pena anteriore a quella per la quale si viene estradatx, in virtù del quale Gabriel fu scarcerato nel 2016 non dovendo PIÚ scontare nessun’altra pena precedente. Politicamente significativo è il fatto che la Audiencia Provincial che giorni fa ha dato ragione alla giudice Navarro, è la stessa che quattro anni fa diede la ragione al nostro compagno confermandone la scarcerazione (!!!??!!!).

Nel frattempo a Gabriel è stato applicato il regime FIES, in particolare FIES 5, creato per prigionierx con «caratteristiche speciali» (che hanno a che fare, per citare qualche esempio, con delinquenza internazionale, violenza di genere o di carattere razzista o xenofobo, delitti molto gravi che hanno causato grande allarme sociale, terrorismo islamico, fanatismo radicale affine a un’ideologia terrorista… !!?!!). All’interno del regime FIES, gli è stato applicato il 2° grado (potrebbe già accedere ai benefici penitenziari, usufruire di permessi e addirittura della libertà condizionale), e il sistema di censura di tutte le comunicazioni (lettere aperte e lette e colloqui registrati).

Da quando è nel carcere di Badajoz, a parte cinque cartoline dategli dopo qualche giorno dall’arrivo, al nostro compagno non gli è stata più consegnata nessun tipo di corrispondenza nonostante siano numerose le lettere e diversi i libri che gli vengono spediti… niente di nuovo sotto il sole dell´isolamento e della repressione! Tutto questo rappresenta una contraddizione unica finalizzata a provocarlo… il messaggio è: «non sei più il nemico pubblico numero 1 ma sei ancora abbastanza pericoloso, soprattutto a livello ideologico… sei farai il bravo ti daremo delle opportunità»!

Ora che è stato «classificato» e il suddetto tribunale ha emesso la sua sentenza, sappiamo che si sono esaurite le risorse legali perché Gabriel possa riassaporare la libertà adesso; fra non molto tempo sarà trasferito in un altro carcere. L’avvocato farà i dovuti appelli fino a vincere questa lunga battaglia.

Gabriel sta bene di salute ed è forte come sempre… manda un grande abbraccio a tutti gli individui affini e solidali. La solidarietà è un’arma… usiamola… in maniera seria e intelligente!

Libertà per Gabriel! Compagno non sei solo!
Tutti liberx!
Viva l’Anarchia!

Per scrivere a Gabriel:

Gabriel Pombo Da Silva
Centro Penitenciario Badajoz
Carretera de Olivenza, Km 7.3
06011 Badajoz — España

Parigi (Francia) – Incendio di veicoli del Comune

Udite, udite, onesti cittadini!
Felici sudditi di questo migliore dei mondi. Lo spettacolo ricomincerà.
Businness as usual!
Dopo questa incresciosa ma molto utile interruzione (che ha permesso di sperimentare a grande scala nuove techniche di sorveglianza e di controllo), il circo elettorale si svolgerà, infine, il 28 giugno [data del secondo turno delle elezioni municipali, che avrebbero dovuto tenersi il 22 marzo, ma posticipate a causa dell’epidemia di corobavirus]. Siete pronti?

Poco ci importa di sapere chi sarà la prossima sindaca di questa città. Contro ogni potere e contro ogni politico, qualunque sia il suo campo.

Come piccolo contributo a quest’epoca, a quanto pare propizia alle azioni notturne compiute da piccoli gruppi, la notte dal 18 al 19 maggio abbiamo dato fuoco a un camioncino e a una macchina del Comune di Parigi, in rue Corvisart.

Abbasso l’autorità, viva la libertà!

[Rivendicazione in francese pubblicata in attaque.noblogs.org].

Bologna – Testo distribuito in piazza in solidarietà con arrestate/i operazione Bialystok

Venerdì 19 giugno si è svolto in piazza dell’Unità a Bologna un presidio in solidarietà alle anarchiche e agli anarchici arrestati nell’Operazione Bialystok. In piazza diversi sono stati gli interventi in solidarietà anche alle compagne e ai compagni prigionieri per le operazioni Prometeo (che avranno udienza preliminare il 22 giugno) e Scripta Manent (il cui processo d’appello inizierà il 1°luglio).
Di seguito il testo distribuito.

Venerdì scorso, a un mese dall’operazione Ritrovo, la mano dello Stato attraverso i suoi carabinieri del Ros e il procuratore Dall’Olio ha portato via altri sette tra compagni e compagne, di cui due sono agli arresti domiciliari e cinque in carcere tra Italia, Francia e Spagna. Viene contestata la solita associazione sovversiva con finalità di terrorismo oltre ad alcuni reati specifici tra cui l’incendio di qualche auto del car sharing dell’Eni (le auto Enjoy) e l’attacco esplosivo alla caserma dei Carabinieri di Roma San Giovanni del dicembre 2017. Per Paska, di nuovo ai domiciliari, viene contestato anche il 270sexies per la solidarietà che avrebbe portato pressione al carcere di LaSpezia e avrebbe determinato il suo trasferimento.

Come un mese fa dopo gli arresti qui a Bologna non grideremo a nessuna ingiustizia riguardo quest’inchiesta. Non ci sono vittime della repressione tra chi decide di opporsi a questo mondo osceno. Lo Stato, attraverso coscenziosi magistrati e solerti forze dell’ordine, fa di tutto per sopravvivere e fermare chi minaccia la sua esistenza. Partorisce leggi e mette alla pubblica gogna compagni e compagne dipingendoli con epiteti che riflettono sempre  e solo la sua stessa natura. Ci chiamano terroristi e istigatori. Che Venerdì 19 giugno si è svolto in piazza dell’Unità a Bologna un presidio in solidarietà alle anarchiche e agli anarchici arrestati nell’Operazione Bialystok. In piazza diversi sono stati gli interventi in solidarietà anche alle compagne e ai compagni prigionieri per le operazioni Prometeo (che avranno udienza preliminare il 22 giugno) e Scripta Manent (il cui processo d’appello inizierà il 1°luglio).
Di seguito il testo distribuito.

Venerdì scorso, a un mese dall’operazione Ritrovo, la mano dello Stato attraverso i suoi carabinieri del Ros e il procuratore Dall’Olio ha portato via altri sette tra compagni e compagne, di cui due sono agli arresti domiciliari e cinque in carcere tra Italia, Francia e Spagna. Viene contestata la solita associazione sovversiva con finalità di terrorismo oltre ad alcuni reati specifici tra cui l’incendio di qualche auto del car sharing dell’Eni (le auto Enjoy) e l’attacco esplosivo alla caserma dei Carabinieri di Roma San Giovanni del dicembre 2017. Per Paska, di nuovo ai domiciliari, viene contestato anche il 270sexies per la solidarietà che avrebbe portato pressione al carcere di LaSpezia e avrebbe determinato il suo trasferimento.
Come un mese fa dopo gli arresti qui a Bologna non grideremo a nessuna ingiustizia riguardo quest’inchiesta. Non ci sono vittime della repressione tra chi decide di opporsi a questo mondo osceno. Lo Stato, attraverso coscenziosi magistrati e solerti forze dell’ordine, fa di tutto per sopravvivere e fermare chi minaccia la sua esistenza. Partorisce leggi e mette alla pubblica gogna compagni e compagne dipingendoli con epiteti che riflettono sempre  e solo la sua stessa natura. Ci chiamano terroristi e istigatori. Che facciano pure. Noi e chi ci sta intorno sappiamo chi siamo, così come sappiamo che dietro questi appellativi si nasconde la preoccupazione delirante di chi vuole regolare le nostre vite.
Alcuni dei compagni e delle compagne arrestate li conosciamo bene e con alcuni abbiamo condiviso per anni le strade di questa città. Non ci interessa sapere se sono innocenti o colpevoli dei reati di cui sono accusati per decidere di portare la nostra solidarietà.  Ci interessa invece sapere che qualcuno continua a non darsi per vinto nonostante questa società suggerisca continuamente di deporre l’ostilità e di farsi i cazzi propri.  Sappiamo bene chi è il colosso chiamato Eni, che sparge morte e nocività nel sud del mondo come nel sud Italia, e non stupisce anzi rallegra che qualcuno abbia deciso di illuminare la notte romana con alcune di quelle auto rosse. Così come sappiamo, e in questi giorni anche un po’ di più, che i carabinieri sono tra le forze dell’ordine che difendono il prosieguo di questo mondo infame, quindi non stupisce anzi rallegra che qualcuno decida ogni tanto di bussare alle loro porte coi mezzi che la fantasia gli suggerisce. E non ci sarà accusa di istigazione a delinquere che potrà mettere a tacere il dire che l’azione diretta è giusta ed appropriata. Così come è stata giusta e necessaria la solidarietà verso un compagno combattivo sottoposto a soprusi nel carcere di LaSpezia.
Anche stavolta infatti la solidarietà è sul banco degli imputati, in particolare quella espressa verso i compagni e le compagne coinvolti nell’ ”operazione Panico”. E’ evidente che la solidarietà rivoluzionaria  e quella tra gli oppressi li spaventa, forse perché i servi dello Stato non sanno cosa voglia dire, così come non sanno cosa sia quella vita degna che noi da compagni e compagne abbiamo scelto di sperimentare.

Se la solidarietà è il loro cruccio continuerà ad essere la nostra arma.

A fianco degli anarchici e delle anarchiche arrestati nell’ ”operazione Byalistok”.

                                 Complici e solidali a Bolognafacciano pure. Noi e chi ci sta intorno sappiamo chi siamo, così come sappiamo che dietro questi appellativi si nasconde la preoccupazione delirante di chi vuole regolare le nostre vite.
Alcuni dei compagni e delle compagne arrestate li conosciamo bene e con alcuni abbiamo condiviso per anni le strade di questa città. Non ci interessa sapere se sono innocenti o colpevoli dei reati di cui sono accusati per decidere di portare la nostra solidarietà.  Ci interessa invece sapere che qualcuno continua a non darsi per vinto nonostante questa società suggerisca continuamente di deporre l’ostilità e di farsi i cazzi propri.  Sappiamo bene chi è il colosso chiamato Eni, che sparge morte e nocività nel sud del mondo come nel sud Italia, e non stupisce anzi rallegra che qualcuno abbia deciso di illuminare la notte romana con alcune di quelle auto rosse. Così come sappiamo, e in questi giorni anche un po’ di più, che i carabinieri sono tra le forze dell’ordine che difendono il prosieguo di questo mondo infame, quindi non stupisce anzi rallegra che qualcuno decida ogni tanto di bussare alle loro porte coi mezzi che la fantasia gli suggerisce. E non ci sarà accusa di istigazione a delinquere che potrà mettere a tacere il dire che l’azione diretta è giusta ed appropriata. Così come è stata giusta e necessaria la solidarietà verso un compagno combattivo sottoposto a soprusi nel carcere di LaSpezia.
Anche stavolta infatti la solidarietà è sul banco degli imputati, in particolare quella espressa verso i compagni e le compagne coinvolti nell’ ”operazione Panico”. E’ evidente che la solidarietà rivoluzionaria  e quella tra gli oppressi li spaventa, forse perché i servi dello Stato non sanno cosa voglia dire, così come non sanno cosa sia quella vita degna che noi da compagni e compagne abbiamo scelto di sperimentare.

Se la solidarietà è il loro cruccio continuerà ad essere la nostra arma.

A fianco degli anarchici e delle anarchiche arrestati nell’ ”operazione Byalistok”.

                                 Complici e solidali a Bologna

TRE GIORNATE CONTRO LE TECNO-SCIENZE 24-25-26 Luglio 2020 – 2° Incontro internazionale

Qui programma completo dell’Incontro:
 
TRE GIORNATE CONTRO LE TECNO-SCIENZE
24-25-26 Luglio 2020
2° Incontro internazionale
presso Altradimora, strada Caranzano 72, Alessandria (AL), Italia
 
 
Here the complete program of the meeting:
 
THREE DAYS AGAINST TECHNO-SCIENCES
24-25-26 July 2020
Second international meeting
At Altradimora, strada Caranzano 72, Alessandria (AL), Italy
 
 

La nave dei folli – Episodio 11

Episodio 11

Fabbricare una macchina intelligente è stata fin dalle origini la più potente spinta promozionale della cibernetica. Riprendendo il vecchio sogno occidentale di creare artificialmente un essere simile all’uomo, la nuova scienza non ha mai nascosto il desiderio di vedere un giorno le macchine accedere allo statuto di alter ego razionale degli umani.

Il computer è presentato da subito come una riproduzione tecnica del cervello, il supporto biologico di un complesso processo informatico. A sua volta, il cervello è paragonato a un hardware e la mente, o spirito, a un sistema operativo. Come conseguenza, l’ibridazione umano-macchina, organico-meccanico può ora diventare realtà; e il rapporto tra interiorità ed esteriorità può essere completamente ribaltato.

Fino ad allora l’individualità moderna era basata sulla ragione, fondamento di libertà politica e autonomia individuale, tradizionalmente situata nei meandri più profondi dell’interiorità del soggetto. Ma, con la svalorizzazione dell’essere umano dopo la catena di crimini e disastri della Seconda Guerra mondiale, ora la ragione – per impedire che limiti biologici, errori o debolezze umane possano perturbarla – è portata fuori dal corpo, affidata agli ingranaggi della perfezione meccanica. E questo trasferimento sarà reso possibile da una struttura riproducibile di trattamento dell’informazione: la memoria.

 

Riferimenti episodio 11

• Crystal Distortion, Balooga (Jack Goes To Toyland, 2007)
• Refused, New Noise (The Shape Of Punk To Come, 1998)
• Orkestra Bailàm, laBBanda + Reprise (Le Grand Osim Orchestra per il Circo de la Sombra, 2007)
• Rober Clouse, I 3 dell’operazione drago (1973)
• Bruce Lee, tratto da Longstreet1972 (Libera la tua mente, sii informe, senza limiti come l’acqua./ Se metti l’acqua in una tazza, lei diventa una tazza./ Se la metti in una bottiglia, lei diventa una bottiglia./ Se la metti in una teiera, lei diventa la teiera./ L’acqua può fluire, o può distruggere./ Sii acqua, amico mio.)
• LETTURE A MEZZA VOCE – Divieto di socialità
• Rupert Sanders, Ghost in the Shell (2017)
• Dave the Drummer & Syber Symon, Hydraulix 014 (2002)
• Ghost in the shell soundtrack, main theme (1995)
• Yves Simoneau, L’ultimo pellerossa (2007)
• Ricky Gianco, Davanti al nastro che corre (Alla mia mam…, 1976) (testo)

https://lanavedeifolli.noblogs.org/

Atene – Il commissariato di Nea Ionia attaccato con delle molotov

Il 3 giugno ad Atene, la stazione di polizia di Nea Ionia, a nord della città, è stata attaccata con dei cocktail Molotov. E’ scoppiato un incendio e diversi veicoli sono stati distrutti o danneggiati. Dieci giorni dopo, l’attacco incendiario è stato rivendicato dal “Revenge for George Floyd Group” in solidarietà con la rivolta incendiaria negli Stati Uniti. Qui si può leggere la rivendicazione in inglese e in greco.

 

Rennes (Francia) – Incendiata la porte della cattedrale

Nella notte tra giovedì 11 e venerdì 12 giugno, un incendio doloso ha danneggiato una porta laterale della cattedrale di Saint-Pierre a Rennes (Ille-et-Vilaine), rue Saint-Sauveur. Verso l’1:30 del mattino, un bidone della spazzatura accostato alla porta dell’edificio religioso è stato incendiato, causando alcuni danni.

Purtroppo, l’incendio non ha avuto il tempo di diffondersi a causa della rapida reazione del proprietario di un bar e dei vicini che si sono offerti volontari come vigili del fuoco. Allarmato dall’odore di bruciato, il capo dice di aver visto i vicini correre dalla sua finestra che si affaccia sulla canonica con bacini d’acqua per spegnere il fuoco.

Tuttavia, i vigili del fuoco sono stati mobilitati per quasi un’ora per questo incendio notturno. Il dipartimento di investigazione criminale di Rennes ha preso il controllo dell’indagine.

[Ripresa da Ouest-France e France Bleu, 6/12/2020]

 

https://sansattendre.noblogs.org/archives/13982